Elena Ferrante: ‘I giorni dell’abbandono’, il coraggio di rialzarsi

“Ora so cos’è un vuoto di senso e cosa succede se riesci a tornare in superficie.”
[Olga in “I giorni dell’abbandono”]

 

La “Ferrante Fever” prosegue e oggi parliamo del romanzo I giorni dell’abbandono. Pubblicato nel 2002 da edizioni e/o è il secondo volume della trilogia Cronache del mal d’amore di Elena Ferrante. Nel 2005 il romanzo è diventato il soggetto dell’omonimo film prodotto da Medusa Film, Jean Virgo Italia e Sky con la regia di Roberto Faenza. Questa recensione fa parte della rubrica “Dalle pagine allo schermo”.

 

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TRAMA

La protagonista di questa storia è Olga, una donna di trentotto anni sposata con Mario. La coppia vive a Torino, ha due figli, Ilaria e Gianni, e un cane, Otto. Dopo quindici anni di matrimonio, Mario improvvisamente lascia Olga. La vicenda narra di quei giorni duri e dolorosi, “i giorni dell’abbandono”, in cui Olga troverà il modo, ma soprattutto il coraggio, di rialzarsi e riprendere in mano la sua vita.
La storia inizia un pomeriggio di aprile quando Mario va via di casa dicendo di sentire un “vuoto di senso”. La donna inizialmente non riesce a capire il significato di quelle parole, ma successivamente scopre che la vera causa dell’abbandono del marito è Carla, una ragazza di vent’anni a cui Mario anni prima aveva fatto delle lezioni private. L’uomo si è innamorato di Carla ed è andato a vivere con lei.

 

 

“Non ti amo più perché, per giustificarti, hai detto che eri caduto nel vuoto, nel vuoto di senso, e non era vero.”
[Olga in “I giorni dell’abbandono”]

 

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Olga vive i giorni dell’abbandono in continuo stato di confusione e disperazione ripercorrendo la loro storia d’amore e le crepe che ci sono state in passato. Spettatore silenzioso del suo dolore è Aldo Carrano, un musicista suo vicino di casa.
Il culmine della sua agonia arriva un caldissimo giorno di inizio agosto. Suo figlio Gianni si ammala e contemporaneamente anche Otto mostra segni di sofferenza. Il cellulare della donna è rotto e il telefono di casa non funziona da giorni. Nel momento in cui cerca di uscire per chiamare aiuto la porta si blocca e si ritroverà intrappolata in casa sua. Olga vivrà momenti di panico e confusione ma aiutata dalla piccola Ilaria, e successivamente dal vicino di casa Carrano, riuscirà a riprendere il controllo della situazione e nei giorni seguenti anche della sua vita.

 

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LA “POVERELLA”

 

“La donna perse tutto, anche il nome, diventò per tutti ‘la poverella’, cominciammo a parlare chiamandola così.”
[Olga in “I giorni dell’abbandono”]

 

 

Elena Ferrante in questo romanzo racchiude tutto il dolore e i sentimenti di una donna rimasta sola quando perde l’amore e tutte le certezze della sua vita. Il tema delle “donne spezzate” è ricorrente nelle opere dell’autrice, ma in questa è portato all’estremo.
L’agonia di Olga durante quei giorni viene accompagnata dalla comparsa del fantasma della “poverella”. Dopo l’abbandono del marito, la protagonista ha dei flashback che riguardano una vicenda accaduta quando da piccola abitava a Napoli. Una sua vicina di casa, chiamata da tutti “la poverella”, dopo che il marito l’aveva lasciata, era caduta in depressione e aveva coinvolto nel suo dolore tutto il quartiere. Olga ricorda il suo pianto rumoroso che risuonava tutte le notti nel silenzio del palazzo. Ne era traumatizzata e teme di avere lo stesso destino. Per lei la poverella rappresenta la personificazione del dolore e di cosa accade quando si perde l’amore.

 

 

“[…] quando non ti sai tenere un uomo perdi tutto, racconti femminili di sentimenti finiti, cosa succede quando colme d’amore si resta non più amate, senza niente.”
[Olga in “I giorni dell’abbandono”]

 

 

La poverella diventerà una presenza costante nei momenti di disperazione e confusione di Olga, la metterà di fronte alle proprie paure e diventerà un esempio da non seguire. Quel fantasma del passato sparirà contemporaneamente al crescere dell’autocontrollo della protagonista. L’autodisciplina sarà fondamentale per allontanare la follia alla quale lentamente si stava avvicinando.
Il messaggio che l’autrice vuole trasmettere è che una donna non ha necessariamente bisogno di uomo accanto per poter vivere e gestire una famiglia. Olga trova la forza che ogni donna ha dentro di sé per andare avanti da sola, reprimere il dolore e cancellare i giorni dell’abbandono. Nonostante ciò, tramite il finale di questa storia, la Ferrante sottolinea che il carburante che alimenta la felicità e serenità di un essere umano è l’amore, quello puro, sincero e passionale.

 

LO SPECCHIO

Olga durante quei duri giorni si specchia continuamente. Nella sua immagine riflessa riconosce il volto della sofferenza della poverella che alimenta la sua paura di diventare come quella donna del suo passato e fare la sua stessa fine. Allo specchio si vede più magra, invecchiata, con più rughe e meno bella. Si paragona a Carla, la ventenne amante del marito. Il suo volto attraverso lo specchio diventa il nemico di se stessa, la causa dell’abbandono di Mario, il riflesso del fallimento del suo matrimonio. Lo specchio, quindi, ha un ruolo fondamentale per Olga nei giorni dell’abbandono. Alla fine, l’aiuterà a risalire dal fondo della depressione e assumere autocontrollo, maggiore consapevolezza del proprio corpo e della propria bellezza di donna.

 

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GLI ORECCHINI

La Ferrante inserisce molto spesso nelle sue storie oggetti talismani che uniscono in qualche modo i personaggi. Ne I giorni dell’abbandono questo ruolo viene affidato agli orecchini della nonna di Mario. Quei gioielli sono importanti per Olga. Lui le ha permesso pochissime volte di indossarli e quelle volte che poteva si sentiva bella e all’altezza del marito. Tanto che per riconquistarlo una sera li indossa, li mette in mostra e si pavoneggia davanti a lui convinta che possano fargli cambiare idea e farlo tornare a casa da lei. Inoltre, quando poi vede che Carla li indossa, impazzisce e vuole riprenderli. Gli orecchini rappresentano il ruolo di “donna di Mario”, chi li indossa ha il suo amore.

 

 

“Lasciai che portasse via la sua donna, gli orecchini che le pendevano dalle orecchie.”
[Olga in “I giorni dell’abbandono”]

 

È UNA COLPA NON AMARE PIÙ?

Mario con il tempo si è innamorato di Carla e si è reso conto di non amare più la moglie, o forse non l’ha mai amata. L’uomo accanto alla ventenne si sente più giovane e Olga se ne accorge. La protagonista lo osserva e nota il suo cambiamento. Attraverso le parole della Ferrante il lettore percepisce l’amore, la rabbia e, infine, l’indifferenza di Olga per l’ormai ex marito. Riesce a immedesimarsi totalmente in lei, a esserle solidale, fino al punto di odiare il personaggio di Mario che l’ha abbandonata e ha smesso di amarla. Ma è una colpa non amare più?

 

“Mi sembrò più giovane, più curato nell’aspetto, persino più riposato, e lo stomaco si contrasse in un modo così doloroso, che mi sentii vicina allo svenimento. Nel suo corpo, nel viso, non c’era traccia della nostra mancanza.”
[Olga in “I giorni dell’abbandono”]

 

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Leggendo questa storia ho percepito il forte dolore che può provare una donna quando si sente abbandonata. Principalmente, però, mi ha trasmesso una grande forza e il coraggio di affrontare la vita e spazzare via il dolore di una delusione.
Il mio consiglio è quello di leggere prima il romanzo e poi guardare l’adattamento cinematografico di Faenza, in quanto a parer mio le scelte registiche di quest’ultimo non rendono giustizia alle parole della Ferrante. Vedere prima il film potrebbe scoraggiare la lettura di questo bel libro che, invece, merita tanto.

 

Lisa Frisco 

 


I GIORNI DELL’ABBANDONO

Casa editrice: edizioni E/O
Collana: Dal mondo
I edizione: 1 gennaio 2002
Pagine: 211

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