Elena Ferrante: ‘La vita bugiarda degli adulti’, perché crescere?

“Non riuscivo più a essere innocente, dietro i pensieri c’erano altri pensieri, l’infanzia era finita.”
[Giovanna in “La vita bugiarda degli adulti”]


La vita bugiarda degli adulti
è un romanzo della scrittrice italiana di origini napoletane conosciuta con lo pseudonimo di Elena Ferrante, pubblicato nel 2019 da edizioni e/o.
I suoi romanzi si contraddistinguono per un lessico crudo e schietto che si rivolge direttamente al lettore che riesce a immedesimarsi completamente nei personaggi. Tutti elementi che si ritrovano anche in questo romanzo.

La protagonista è Giovanna, una ragazza di 12 anni che sta per approcciarsi al complicato mondo dell’adolescenza. La storia, che si svolge tra il 1991 e il 1995, è narrata in prima persona e, anche se non è chiaramente espresso, si ha l’impressione che sia una Giovanna adulta a raccontarla. Vive con i suoi genitori insegnanti in una casa a Napoli, al Rione Alto, quartiere borghese, in cima a San Giacomo dei Capri. La sua vita procede normalmente fino a quando una frase detta da suo padre spezza tutto. La ragazza scopre l’esistenza di Vittoria, sua zia, sorella del padre. Fino a quel momento non aveva mai avuto contatti con i suoi parenti paterni perché il genitore in passato aveva allontanato tutti. Questa scoperta suscita in lei una grande curiosità a tal punto da riuscire a farsi accompagnare dalla zia.
Ecco che Vittoria diventa l’altra protagonista di questa storia. È una donna brusca, maleducata, invidiosa e autorevole. Appartiene a un ambiente completamente diverso a quello cui è abituata Giovanna: il Pascone, una zona popolare. La ragazza, però, ne rimane affascinata e vuole stabilire un rapporto con lei. Da quel momento in poi si rende conto che la vita dei suoi genitori e degli adulti che conosce è falsa e piena di bugie.

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L’uscita di questo romanzo è stata preceduta da una breve, ma studiata, campagna promozionale volta a suscitare curiosità. Per cui occorre precisare che la maggior parte dei lettori, come la sottoscritta, si approccia al romanzo con grandi aspettative alimentate principalmente dalla fama della precedente tetralogia e dal desiderio di ritrovare ancora gli elementi caratteristici della scrittura della Ferrante: personaggi che lasciano il segno, Napoli, il conflitto di classe, l’importanza della cultura, gli intrighi familiari.

Già dalle prime pagine ci si rende conto che la trama di questo romanzo è quasi irrilevante, c’è un intento di non scendere troppo nei dettagli, sono pezzi di vita dei personaggi che hanno lo scopo di colpire indirettamente il lettore.
Si può considerare un romanzo di formazione che racconta la perdita dell’innocenza che secondo Elena Ferrante non è legata solamente alla sfera della sessualità, ma avviene nel momento in cui si scopre che gli adulti mentono. Giovanna diventa adulta quando inizia a coprire i segreti, a nascondere le cose, a fingere.

 

“Cosa succedeva, insomma, nel mondo degli adulti, nella testa di persone ragionevolissime, nei loro corpi carichi di sapere? Cosa li riduceva a animali inaffidabili, peggio dei rettili?”
[Giovanna in “La vita bugiarda degli adulti”]


Grande valenza simbolica assume il braccialetto “talismano”. Esso diventa il collegamento tra tutti i segreti e i misteri dei personaggi. Il gioiello è quasi magico, investito da una forte carica emotiva e affettiva. I personaggi della storia trasferiscono i lori sentimenti all’oggetto, vi si aggrappano per dimostrali.

 

“- […] Il braccialetto è di chi mi vuole bene, non so se mi sono spiegata-”
[Vittoria in “La vita bugiarda degli adulti”]


Altro elemento protagonista è l’amore impossibile. Il sentimento non corrisposto o quello fra due persone che non possono stare insieme genera violenza verso se stessi e verso gli altri. Il tema della follia diventa molto forte. Il mal d’amore è qualcosa di più di una semplice sofferenza, è una sorta di maledizione.
Questi sentimenti si insinuano in maniera prepotente nei personaggi, quasi esagerata. L’amore, la passione e il desiderio sono visti in maniera estremamente drammatica soprattutto dalle figure femminili. In questo contesto si diffonde il sentimento della paura: affrontare il desiderio fa paura e viene considerato come una forza distruttrice.

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Come in tutti i romanzi dell’autrice, Napoli è la spettatrice della vita dei personaggi. In questo romanzo si percepisce un sentimento bivalente molto forte verso la città, un amore e odio, una positività e negatività, il bene e il male. Ciò è associato alla contraddizione tra le due parti della città: la parte bassa e la parte alta. Tra le due si percepisce un ambiente sociale e culturale differente che crea una dicotomia. C’è la percezione che le persone colte, istruite e di bell’aspetto siano buone e le persone non istruite e brutte esteticamente siano figure negative. Giovanna è cresciuta con quest’idea inculcatale dai suoi genitori e vedrà le sue certezze crollare nel momento in cui scopre la realtà dei due ambienti e soprattutto l’ipocrisia degli intellettuali.
La dualità viene rappresentata anche dal punto di vista religioso. Giovanna non è stata battezzata e i suoi genitori non l’hanno educata verso una particolare fede. La ragazza scopre Dio quando viene portata in chiesa al Pascone dalla zia che le vuole imporre la religione cattolica. Per cui appare la contrapposizione tra credenti e non credenti e le rispettive motivazioni. Ed è proprio grazie alla religione che Giovanna si avvicinerà ancora di più a quell’ambiente e al ragazzo di cui si innamora.

La Ferrante conclude il suo romanzo con un finale autoconclusivo, ma che nello stesso tempo potrebbe avere un seguito. La storia di come Giovanna assume la consapevolezza di non essere più un’innocente bambina finisce lì, ma forse in futuro potremmo leggere della sua giovinezza, maturità o vecchiaia.

 

Lisa Frisco

 

 

 

LA VITA BUGIARDA DEGLI ADULTI

Casa editrice: edizioni E/O
Collana: Dal mondo
I edizione: 7 novembre 2019
Pagine: 336

 

 

 

Immagini di Pixabay

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