‘L’esclusa’: quando Pirandello scriveva già dell’emarginazione e della donna

Oggi, ritorniamo a parlare dello scrittore siciliano Luigi Pirandello concentrandoci sull’opera L’esclusa, datata 1893.
Intitolato in un primo momento Marta Ajala (nome della protagonista), il romanzo fu pubblicato a puntate sulla rivista La Tribuna nel 1901 e in volume nel 1908.
La particolarità del lavoro è (per nostra grande sfortuna) il suo essere attuale. Questo per l’abilità, ormai nota, dell’autore nell’analizzare e riproporre le sempre ricorrenti pecche della società e per il tema dell’emarginazione che de L’esclusa è il perno.

Trama

Siamo in Sicilia, tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo, Marta Ajala è una giovane donna sposata a Rocco Pentagora. Il regolare andamento della quotidianità coniugale viene spezzato quando il Pentagora scopre delle lettere nascoste firmate da Gregorio Alvignani.
L’appassionata ammirazione dell’Alvignani, manda su tutte le furie Rocco il quale, preso da un rovinoso momento di ira, caccia di casa la moglie accusandola ingiustamente di adulterio.
Alla donna, disprezzata e incinta, non rimane altro da fare che ritornare dai genitori. Se la madre e la sorella l’accolgono a braccia aperte, il padre decide di detestarla silenziosamente e di scontare l’amaro prezzo della vergogna, già di dominio pubblico, isolato nella sua camera da letto.
I giorni passano, l’odio dei paesani nei confronti della donna cresce e per il nascituro arriva il momento di affacciarsi a una vita già difficile.

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Ma la sofferenza s’appiccica saldamente alle vesti di Marta. Il bambino nasce morto e il padre della giovane viene trovato riverso a terra in fin di vita. La conceria di famiglia viene affidata a Paolo Sistri, cugino dalla scarsa predisposizione agli affari, che in poco tempo manda l’attività in rovina e la famiglia al lastrico.
Dopo queste perdite, il destino delle donne rimaste sole è segnato: disprezzo, disperazione e chiacchiere non accennano a venir meno.
Marta sente su di sé la responsabilità del vivere della madre e della sorella e decide di partecipare ad un concorso per diventare maestra. Lo vince, ma non le viene riconosciuto il posto per via del malcontento delle madri che non vogliono una ‘poco di buono’ come maestra per le loro figlie.

A intervenire è Alvignani, ormai deputato, che trova lavoro alla donna nella città di Palermo.
La vita in città è decisamente migliore: la gente non conosce il passato delle donne e Marta si trova bene nelle vesti di maestra, riuscendo a mantenere la famiglia.
Il destino, però, riserva ancora delle sorprese. La giovane Ajala e il deputato diventano, quasi inevitabilmente, amanti anche se tra i due non sarà mai vero amore.
La donna rimane incinta e dopo qualche tempo viene chiamata a visitare la suocera (anch’essa ripudiata e accusata di tradimento) ormai in fin di vita. Marta contatta subito Rocco per dargli la possibilità di vedere la madre per l’ultima volta.
Durante la veglia della moribonda, i due coniugi si riavvicinano e Rocco, pentito e ancora innamorato, decide di riportare a casa la moglie e poco importa se questa volta il tradimento c’è stato per davvero!

I personaggi e la fitta rete psicologica

Pirandello, si sa, è un maestro nel tessere la fitta rete psicologica dei suoi protagonisti. E questo è molto utile perché ci consente di analizzare la natura umana e il pensiero comune tipico di tempi molto lontani dai nostri.
Anche in questo caso, i personaggi hanno profili ben delineati che ci permettono di capire meglio la loro personalità. Analizziamo quelli delle figure principali:

Marta è una giovane donna molto forte. La sua grande personalità le consente di sopportare e superare i soprusi e le dicerie del paese. Ha un forte senso di giustizia che la spinge a risollevarsi dopo essere stata colpita da un’accusa ingiusta.
A differenza del padre, non si lascia andare al destino e decide di lottare con tutta se stessa, mentre il forte senso del dovere la sprona a completare gli studi per poter diventare maestra e mantenere madre e sorella.
È molto pratica e crede che le battaglie si vincono impegnandosi davvero. Per Marta, dunque, non c’è tanto posto per la rassegnazione nei confronti del destino o del volere di Dio. È lei a costruire il suo futuro.

Rocco Pentagora è il marito di Marta. Uomo sgarbato e mai sfiorato dalla felicità, vive nella frustrazione di essere l’erede sciagurato del padre, cornuto come lui. Tracotante e, allo stesso tempo, insicuro, si pente di aver insultato ingiustamente la moglie e la riaccoglie a casa accettandone le conseguenze.

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L’autore Pirandello

Maria è la sorella di Marta. Ponderata e sensibile, è del tutto diversa da lei. Il suo animo è docile e incline ad accettare quello che il destino le riserva senza protestare.
Non odia neanche per un minuto la sorella anche se le ha rovinato il futuro. Maria, infatti, non potrà più trovare marito proprio perché costretta a portare, come il resto dei familiari, il peso della vergogna.
La ragazza rimane a galla in mezzo al mare nero della mortificazione grazie alla religione, unica sua àncora di salvezza.

Agata Ajala è la madre di Marta e Maria. La signora Ajala è molto simile alla figlia Maria, anche lei, infatti, è saldamente attaccata alla religione. Donna estremamente conservatrice, prova una profonda vergogna per quello che è successo alla figlia maggiore, tanto da evitare di farsi vedere troppo in giro. Pur amando molto Marta, non riesce a non dar peso a quello che dice la gente.

Francesco Ajala è il capofamiglia e anche lui è un conservatore. Da buon padre di famiglia, ha a cuore il mantenimento di un certo decoro della casata degli Ajala. La sua figura viene resa nota al lettore grazie alle riflessioni della moglie che lo dipinge come un uomo irascibile e attaccato alle piccole cose.
Di fronte al brutto tiro del destino, il signor Ajala decide di non prendere la situazione di petto, ma di rinchiudersi nelle sue stanze per sfuggire alla vergogna. Alle possibili ragioni della figlia, preferisce la morte.

Una lettura piacevolmente impegnata

Ne L’esclusa, come in tanti altri lavori dell’autore, è facile notare la cifra stilistica di Pirandello. Si parte, come abbiamo già detto, dal profondo taglio psicologico conferito ai personaggi. L’autore descrive minuziosamente abitudini, vizi e virtù che permettono di conoscere la vera essenza di ogni soggetto.
Ma non solo, inserisce anche la descrizione dettagliata dei luoghi in cui si svolgono le vicende e la realtà sociale e culturale di quel particolare tempo. Tutti elementi che consentono di riflettere e di far paragoni con la nostra realtà.
Pirandello mescola l’aspetto riflessivo dei protagonisti con l’aspetto descrittivo, riuscendo a creare una narrazione molto equilibrata e mai pesante.
L’uso del dialetto siciliano aiuta a rendere il tutto sicuramente più particolare, mentre metafore e similitudini ornano le già accurate descrizioni. Quella che si va ad affrontare è, quindi, una lettura piacevolmente impegnata.

Possiamo rintracciare i seguenti elementi tipici della letteratura pirandelliana:

  • Riflessione
  • Volontà
  • Il relativismo conoscitivo. Si tratta dell’impossibilità degli individui (in questo caso dei protagonisti) di avere una visione oggettiva della realtà. I personaggi principali sono convinti di possedere la chiave della verità.
  • Il rapporto tra l’individuo e la società, un rapporto stanco e frustrato che spinge l’uomo a cadere in errore, specie quando accusato ingiustamente.
  • Verismo. Pirandello prende le distanze dal Naturalismo a favore del Verismo, è per questo che ritroviamo dentro la narrazione un’ambientazione rurale e contadina, dinamiche sociali ricchi di pregiudizi, conservatorismo e una certa dose di sfiducia nel futuro.

Giù le maschere!

L’esclusa è una cinica protesta contro la smaniosa importanza data al ricoprir determinati ruoli in una società. In questo caso all’appartenenza alla società medio-borghese.
Abbiamo già parlato del carattere attuale che ha il libro. Il romanzo, infatti, affronta schiettamente tutte quelle tematiche che ancora oggi premono sulle odierne esistenze.
Prima di tutto l’emarginazione. Marta, accusata ingiustamente, viene completamente tagliata fuori dalla comunità del suo paese, disprezzata anche da chi dovrebbe amarla.
Il vizio del giudizio, della valutazione di una vita secondo criteri e principi bigotti e irrispettosi, viene raccontata in queste pagine così bene da far vergognare chi legge. E la vergogna diventa ancora più grande quando, pensando ai giorni nostri, si scopre che nulla è cambiato.

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Altro tema importante: il ruolo della donna. Marta passa dall’essere una moglie rispettata all’essere una cosa da accantonare, dimenticare per sempre.
La donna non può sbagliare e se sbaglia va punita severamente. Una regola molto sentita e rispettata nell’Italia degli Ajala. E adesso? Che ruolo ha la donna, adesso?

Ma attenzione, Pirandello non vuole mortificarci o rabbuiarci con le vicissitudini di Marta Ajala, anzi vuole spronarci a quella libertà che raramente l’uomo riesce ad assaporare. Ci esorta a togliere le pesanti maschere degli animali sociali per vivere la propria essenza libera dai pregiudizi.
Ebbene, cogliamo tutti l’occasione (almeno una volta) di togliere la tediosa maschera per andare alla ricerca di Marta Ajala, riflettere ed essere finalmente liberi!

L’esclusa di Luigi Pirandello 

1° edizione 
Editore: Fratelli Treves, Milano, 1919

Edizione analizzata
Casa editrice: Arnoldo Mondadori, 2005
Collana: I Meridiani 
pp. 205

Immagini di Pixabay

2 pensieri riguardo “‘L’esclusa’: quando Pirandello scriveva già dell’emarginazione e della donna

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