L’Impero d’Acciaio, tra storia e fantascienza: intervista all’autore Claudio Bolle

Raccontare la storia non sempre è facile. Spesso la si percepisce come un qualcosa di lontano, di noioso, qualcosa da dimenticare perché, fin da piccoli, ci abituano a prestare attenzione sempre e solo al domani.
“Studia la storia se vuoi prevedere il futuro”, consigliava Confucio. E, infatti, volgere occasionalmente lo sguardo verso ciò che è stato aiuta a comprendere, accettare, rispettare e modificare il nostro ieri e il nostro domani.

Passato e futuro si mescolano sapientemente ne L’Impero d’Acciaio, scritto da Claudio Bolle. Nato e cresciuto a Vicenza, trasferitosi successivamente ad Altavilla, Bolle ha lavorato ai massimi livelli in note aziende della zona, nell’area amministrazione e controllo, per poi intraprendere la strada della consulenza. La scrittura è una delle sue più grandi passioni.

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L’autore Claudio Bolle

L’Impero d’Acciaio (edito da Lettere Animate Editore e Santelli Editore) è una saga particolare ambientata nella Roma di Tiberio. Tra una meticolosa ricostruzione storica e singolari elementi fantascientifici, la penna di Bolle riesce a narrare un remoto avvincente, a proporre visioni intriganti e a offrire importanti spunti di riflessione sulla nostra epoca.
Ma lasciamo che sia l’autore a raccontarsi e a presentare il suo lavoro:

– Chi è Claudio Bolle?

R
Una persona “diversamente giovane” che, dopo una vita lavorativa ricca di soddisfazioni, salvo negli ultimi anni, riesce a dedicarsi alle sue passioni. Purtroppo quella per la scrittura mi fa trascurare quella per la musica, che necessita di esercizio, quindi mi limito ad ascoltarla o poco più. Non molte altre, adesso, salvo qualche ritorno ai giochi strategici, che mi diverto anche a modificare, e qualcosa di grafica.

– Claudio Bolle è anche musicista e si definisce un ‘rockettaro fino al midollo’. Come nasce questa passione per la musica rock?

R
Quella per il rock, in particolare, da quando un mio compagno di classe, con cui anni più avanti avremmo messo su una band, mi prestò alcuni 45 giri. Allora si andava a casa di un compagno e si tornava carichi di dischi o libri, che poi si restituivano. In effetti mi piacciono altri generi, qualcosa di country, folk celtico, molta classica e barocca, blues, quasi niente jazz. Prog Rock, come Genesis o Yes, ultimamente certo metal, tipo Nightwish e Dream Theater.

– Occupiamoci ora dell’autore. La sua saga, ambientata nella Roma di Tiberio, è composta da due trilogie: Fiume, Accademia, Vesta e Artigli, Il Tempio sull’Oceano, Ordos. Vuole raccontarci la trama?

R Molto in sintesi: quattro persone normalissime incappano in quella che credono una nuvola e si ritrovano nella Roma di Tiberio con auto, computer e addirittura un pezzo di strada.
Giunti in qualche modo a contatto con l’Imperatore, che subito intravede il loro potenziale, la chiave che li farà accettare, oltre ad alcune semplici “invenzioni” sarà evitare l’assassinio del figlio Druso (storico).
Da lì inizieranno a sfornare “invenzioni” sempre più complesse e convinceranno Tiberio della necessità di effettuare importanti riforme economiche e sociali. Qui, passando per vicende sentimentali, trasgressioni, attentati e fatti esoterici, si chiude la prima trilogia.
La seconda, che si può leggere senza aver letto la prima, vede alcune di queste cose realizzate e l’Impero ricomincia a espandersi, quindi vedremo grandi battaglie ed esplorazioni, contatti con le maggiori civiltà dell’epoca, talvolta pacifici, spesso tutt’altro. Non potranno evitare di toccare anche temi religiosi e filosofici, forti delle loro conoscenze e del supporto dell’Imperatore, fino al sorprendente finale.

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– Come mai proprio la Roma di Tiberio?

R Credo che la scelta del periodo sia stata una delle parti più difficili. Due motivi, principalmente: Roma era in pace, aveva recuperato stabilità politica ed economica e molte cause del suo disfacimento erano ancora evitabili. L’analisi delle figure di vari imperatori mi aveva già portato verso Tiberio, vuoi per le vicende legate alla morte del figlio, vuoi per la sua vita prima di succedere a Ottaviano Augusto e per come aveva saputo consolidare un’eredità pesante. Poi per il carattere, come ci viene descritto, che lo avrebbe verosimilmente portato ad accettare e promuovere le riforme, da intellettuale (frequentava il Gruppo di Mecenate, amico di Ovidio e Orazio) e attento amministratore quale fu.

– È sicuramente un lavoro molto impegnativo, quando ha iniziato a lavorarci?

R Nella primavera del 2015, spinto da una storia che mi frullava in testa da tempo.
Ho fatto leggere la primissima stesura del primo volume a un amico, come me lettore assiduo, che l’ha apprezzata, dandomi dei suggerimenti per migliorarla. Quasi per gioco l’ho mandata a una manciata di case editrici e pochi mesi dopo la proposta di pubblicazione, che ovviamente mi ha incoraggiato a continuare, cosa che peraltro stavo già facendo, perché mi divertiva.

– In questa saga storia e fantascienza si uniscono, come nasce l’idea di scrivere un’opera del genere?

R Volevo vedere dove potevo far arrivare l’Impero Romano innestandovi quattro personaggi del genere, non giovanissimi, e tutti molto preparati nei rispettivi campi, che sanno molto bene come raggiungere i loro obiettivi. Inoltre questa storia, oltre ad avermi dato modo di descrivere aspetti poco noti della società di allora, mi ha consentito di parlare anche di temi sociali e fare confronti con la nostra epoca, spesso attraverso le loro salaci battute.
Credo che alla fine sia uscito un grande affresco, che mostra come per raggiungere un vero progresso sia necessario armonizzare tecnologia, attenzione al sociale e all’ambiente, temi che mi sono cari. Ho inserito quanti più personaggi storici possibile e dato alle donne ruoli spesso preminenti, a volte anche con una spada in mano. O un micidiale stiletto. Anche alle Romane, spesso figure storiche, come Livia, una delle donne più influenti della storia dell’Impero.

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– Il lavoro è ricco di descrizioni e la ricostruzione storica è molto meticolosa. Come si è documentato e quanto tempo ha impiegato per raccogliere il materiale utile?

R Oltre alle basi e testi che avevo, altrimenti non avrei nemmeno cominciato, mi sono confrontato con esperti trovati in alcuni gruppi di storici, e ho svolto ricerche on line, spesso in inglese, sono molto più esaustivi di noi su certi argomenti.
Non riesco a quantificare il tempo, credo forse il doppio che a scrivere le prime stesure, ossia la parte più creativa, ma minima per arrivare alla forma finale di un romanzo.

– Ci sono state delle difficoltà durante la creazione di questo complesso progetto?

R Non particolari, salvo che ogni tanto mi rendevo conto di esser saturo e mi dedicavo completamente ad altro. Se vogliamo, la stesura delle mappe con cui ho corredato la seconda trilogia, che mi hanno poi agevolato, ma hanno richiesto studio e ricerche.
Anche il modo in cui sviluppano le “invenzioni” ha richiesto ricerche e ricorso ad amici con le giuste conoscenze, dovevo capire come sarebbe stato possibile per loro cominciare.
Dovevo stare attento anche ai modi di dire, non potevo mettere in bocca ai romani frasi per noi comuni, ma impossibili per loro, o ai cibi, ai vestiti, alle distanze, e cento altri dettagli. Però farlo mi ha divertito quasi quanto scrivere.

– Ho letto che ‘evita accuratamente’ certi generi letterari. La trovo una cosa molto curiosa, mi vuol dire il perché?

R Per lo più sono romanzi che parlano di vicende sfortunate, ai limiti del grottesco, di travagli interiori, amori più o meno delusi eccetera. Non m’interessa leggerne, quando leggo mi piace sognare, farmi trasportare in luoghi esotici o favolosi, di disgrazie se ne sentono a sufficienza. Inoltre passo molto tempo in una sorta di meditazione, fin da ragazzino, spesso mio malgrado. È allora che creo, non solo quello che scrivo, anche musica e, a suo tempo, addirittura alcuni ambiziosi progetti lavorativi.

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– Tra le sue passioni: storia, fantascienza, musica, giochi strategici. È l’uomo dai mille interessi, come riesce a trovare il tempo per tutto?

R Aggiungerei lavori domestici e mansioni casalinghe varie. Però non guardo la TV, salvo TG e rare trasmissioni di satira e coltivo pochi amici, quelli di sempre.

– Accetterebbe di trasformare la saga in un film e/o in una serie?

R Altroché! Sarebbe perfetta, credo per una serie. Però bisognerebbe tagliare o edulcorare certe scene, parte delle vicende richiede che i protagonisti siano piuttosto licenziosi, e una sottile vena di trasgressione percorre tutta la saga. Poi c’è la giusta dose di colpi di scena, anche solo un semplice incontro, e le battaglie sarebbero da colossal.

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– I suoi racconti sono rivolti anche ad un pubblico giovane? Unendo fantascienza e storia forse è possibile riavvicinare i giovani all’oggetto libro per divertirsi e, allo stesso tempo, imparare… ha mai pensato a questa possibilità?

R Certo, l’ho scritto anche in modo da far conoscere e magari amare quel periodo storico, purtroppo in Italia accostato a un altro, invero infelice. All’estero amano più di noi la nostra storia. Diciamo dalle superiori in su, vista la piega che spesso prendono le vicende.
Vedrei adatta anche a ragazzini delle medie la mia breve biografia romanzata dell’imperatore Tiberio, che sta riscuotendo un discreto successo. Potrebbe essere un modo per avvicinarli alla storia, non solo a quella di Roma.

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– Che ruolo hanno avuto i libri nell’infanzia/adolescenza di Bolle? E adesso?

R Sicuramente importante. Dai libri illustrati in versione per ragazzi di Kipling, ai fumetti, poi Salgari, Conan Doyle, e molti classici di avventura. Se ricordo in prima superiore ho letto il primo romanzo di FS, non contando Verne, e me ne sono innamorato: Delany, Bradbury, Leiber, Orwell, Dick e Asimov, per citarne alcuni, e Tolkien per il fantasy.
Più recentemente Wilbur Smith e Ken Follett, tra gli altri. Per quanto trovi Smith un po’ discontinuo, passa da un capolavoro a cose mediocri.

La fruttuosa penna di Bolle non si fermerà di certo qui. Progetti futuri?

R Molti: pubblicare gli ultimi due de L’impero d’Acciaio, in fase di revisione. Poi uno, legato alla Saga, ma nettamente di fantascienza, fusa con esoterismo, molto presente negli ultimi due della Saga. Uno completamente diverso, tra il post-apocalittico e il fantasy mitologico, che attinge alla mitologia Egizia.

 

L’Impero d’Acciaio

Il Fiume si divide (2016), pp. 364
L’Accademia degli Dei (2017), pp. 418
Il Segreto di Vesta (2018), pp. 406

Per Lettere Animate Editore

Gli Artigli dell’Aquila (2019), pp. 480

Per Santelli Editore

Il Tempio sull’Oceano (2020), pp. 416

Per Amazon 

 

 

Foto gentilmente concesse dall’autore

2 pensieri riguardo “L’Impero d’Acciaio, tra storia e fantascienza: intervista all’autore Claudio Bolle

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