‘Uscita di sicurezza’ di Marco Danielli: le tracce della vita in un libro

La scrittura può salvare la vita! Vi sembra una frase troppo esagerata? Eppure è così. La scrittura riesce, e i più grandi autori ce lo insegnano, a dare forma ai sogni, all’arte, perfino alla vita stessa.
Ma non solo, anche nel piccolo può rivelarsi uno strumento di grande aiuto ed espressione. Quanti di voi, almeno una volta nella vita, hanno preso carta e penna per buttare giù il grande uragano che avevano dentro? Sicuramente tanti!
È la sindrome del “caro diario” (speriamo tanto di non guarirne), la penna sulla carta offre la possibilità di delineare i contorni della propria esistenza, di imprimere per sempre l’essenza stessa della vita e questo per due semplici ragioni: per tramandare qualcosa di importante a qualcuno o per lasciarlo cadere per sempre nell’oblio di un cassetto che rimarrà chiuso. In ogni caso quella di scrivere è una pratica sacra per l’uomo, importante per la sua sopravvivenza tanto quanto la scoperta del fuoco.

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E la cosa più interessante è che non bisogna necessariamente essere degli scrittori acclamati per saper mettere nero su bianco qualcosa di straordinario.
Proprio per questo motivo crediamo che sia necessario far conoscere opere interessanti scritte da persone interessanti per il loro essere semplici.
Oggi vi parliamo di un libro particolare dal titolo ‘Uscita di sicurezza’ di Marco Danielli, edito da Antipodes (2015).

Marco Danielli, laureato in Scienze dell’educazione degli Adulti e della Formazione continua, oggi è Assistente tecnico presso la Soprintendenza Archeologica della Liguria, in qualità di capo dei subacquei del Servizio tecnico per l’archeologia subacquea della Liguria.
Per Danielli, che non vuole definirsi uno scrittore, la realizzazione di questo romanzo è stato davvero terapeutico.
In 208 pagine, infatti, racconta con piacevole semplicità (la stessa di chi fortunatamente soffre ancora della sindrome del caro diario) la sua vita per rivivere e rielaborare gli eventi salienti dell’esistenza da trasmettere al figlio (creatore della copertina).
Una sorta di ‘lascito memoriale’ che non ha nulla a che fare con il pedante punto di vista genitoriale, quello di chi ha visto il mondo prima di te, ma piuttosto con l’affettuosa leggerezza di chi vuol farsi conoscere ancora un po’ di più dalla persona cara.

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l’autore Marco Danielli

Ma andiamo con ordine.
L’autore ci descrive con queste parole la trama del suo libro: “È la storia di un becchino che, per fuggire dalle vicende allucinanti determinate dal suo mestiere, ogni giorno si rifugia in un rudere dove si fa delle canne e grazie a questo sogna delle vite parallele dalle quali viene richiamato dal suono della campana di accesso delle salme”.
Il racconto di Danielli inizia proprio dal cimitero monumentale di Staglieno (Genova) dove svolge il ruolo di necroforo, un lavoro sicuramente non facile che ‘costringe’ il protagonista a ritagliarsi una sua personale dimensione con lo scopo di evadere dall’opprimente clima della ‘vita che non è più’ ed effettuare un viaggio a ritroso per ripercorrere l’itinerario già esplorato della sua esistenza.

È un viaggio dalle tappe numerose, ricco di avvenimenti. Si parte dall’infanzia, trascorsa in una famiglia particolare dove a spiccare tra tutti sono il nonno cacciatore e narratore di storie bizzarre, la nonna materna gitana dai poteri divinatori, quella paterna emiliana e impeccabile infermiera, una mamma fragile e tanto amata.
Si prosegue con l’adolescenza e i primi contatti con la violenza e le droghe, ma la tappa più impegnativa è quella dove di colpo si ritrova adulto (anche se non troppo). Qui gli avvenimenti si susseguono gravi e significativi: l’esperienza militare, i viaggi, il sesso, la droga, il mondo del lavoro, l’incontro traumatico con la guerra, quello più dolce con l’amore e con il primo figlio.

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Un’intera vita, con le sue mille sfumature, messa nera su bianco senza riserve. Interessante il continuo gioco di rimando che l’autore propone ai suoi lettori. Dal cimitero di Staglieno, con le sue inesplicabili faccende da necroforo, il Danielli ci porta con sé a effettuare un salto nel passato per rivivere insieme esperienze, situazioni e quotidianità, questo finché il dovere non richiama ai suoi impegni il nostro protagonista e così DONG, DONG, DONG la campana del cimitero suona, bisogna tornare a lavoro. Ma in men che non si dica, l’autore torna indietro per ricondurci, attraverso la scia del ‘fumo proibito’, sulla soglia dell’uscita di sicurezza e riprendere insieme il viaggio da dove era stato interrotto.

Si tratta di una scelta narrativa che consente di mantenere sempre viva l’attenzione.
A colpire è l’ironia della la penna del Danielli, capace di trasmettere la leggerezza della vita, ma anche la sua umiltà. Attraverso un racconto semplice e diretto, infatti, riesce perfettamente a tracciare i contorni del suo vissuto, a mostrarne le componenti più difficili come la paura, la fragilità, i difetti (propri e delle persone amate) e i fallimenti, sempre in grado, però, di esaltare quelle più belle come l’amore e il coraggio di vivere la vita anche nei momenti più difficili.

Noi abbiamo molto apprezzato il viaggio dell’esistenza proposto dall’autore che non si definisce scrittore e speriamo davvero che, dopo questa prima prova letteraria, la penna del Danielli continui a tracciate nuovi tragitti da percorrere.

Immagini dell’autore Marco Danielli e di Pixabay

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