Librai e librerie indipendenti: il destino precario dei cacciatori culturali

Da sempre le librerie indipendenti affascinano i lettori più accaniti. In questi luoghi magici è possibile scovare quella particolare edizione che si cercava da tanto tempo oppure un testo sconosciuto, ma in grado di rivelare mondi accattivanti.

Oggi molte librerie vengono chiuse (e qualche volta bruciate!), mentre quelle che resistono sono costrette a rimanere in costante equilibrio sul tagliente filo della precarietà.
Per scoprire come funziona questo particolare mondo e capire la sua reale condizione, siamo andati a fare due chiacchiere con il libraio Gianluca che ci ha aperto le porte di Equi Libri a Roma, nel quartiere San Lorenzo.

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D. Come nasce la libreria Equi Libri?

R. Equi Libri si trova a San Lorenzo da 15 anni. Nel corso del tempo ha cambiato gestione, io e il mio socio siamo qui da un anno e mezzo.
L’ex proprietario era un nostro caro amico e ha deciso di lasciare a noi, grandi appassionati di libri, questo posto. Oggi continua a lavorare sempre nello stesso ambito e ogni tanto collaboriamo. Qui a Roma tutti i proprietari delle librerie indipendenti collaborano e si aiutano tra di loro perché ci conosciamo un po’ tutti e perché siamo rimasti in pochi.
Nel corso degli anni, infatti, sono state chiuse molte librerie. Equi Libri, però, rimane e resiste forse perché noi siamo molto specializzati in prime edizioni e in edizioni fuori commercio. Abbiamo cose un po’ rare che non si trovano tanto in giro, probabilmente si possono trovare in rete che è stata un po’ la rovina delle librerie negli ultimi 15 anni.

D. Perché è stata la rovina?

R. Con internet questo mestiere si è un po’ rovinato perché chiunque può vendere un libro online, ma non è detto che la vendita viene fatta bene. A volte i libri sono sovra prezzati o sotto prezzati e questo rende il mercato un casino perché non si attribuisce il giusto valore a un testo. Molte librerie chiudono anche per questo motivo.

D. Quindi Internet è un grande nemico?

R. Internet ha un ruolo importante in questo mestiere, ma deve essere usato bene. Anche Equi Libri è online perché è una grande fonte di reddito, ma diamo il giusto valore ai testi. Molte delle attività che hanno chiuso qui a Roma erano gestite da persone anziane che mandavano avanti le librerie alla vecchia maniera senza includere anche la vendita online. Purtroppo vendendo solo ‘fisicamente’ in negozio non si guadagna tanto come una volta.

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D. Come funziona il lavoro di un libraio come te?

R. È un vero lavoro di ricerca. Noi prendiamo i libri ovunque, ci sono persone che ce li regalano, che devono svuotare casa, la cantina o che si devono liberare di libri di un defunto…
[ridendo] spesso ci scherziamo su e diciamo che arriviamo dopo il carro funebre!

D. Accettate qualsiasi tipologia di libri o fate una selezione?

R. Selezioniamo in base alla qualità. Sappiamo che alcuni libri (magari quelli commerciali) non li vogliamo esporre sugli scaffali.

D. Dopo la selezione come si procede?

R. Facciamo delle valutazioni libro per libro. Per decidere il prezzo, il mio socio esegue delle ricerche meticolose basandosi sul tipo di edizione, sulla data, gli inserti ecc. Il prezzo dipende anche dalla vendita online, internet è tutto un altro mondo e bisogna anche tener conto della concorrenza.
I libri considerati validi vengono messi sugli scaffali e in vendita online. Quelli validi, ma non rari, vengono messi in offerta, quelli poco validi vengono portati nei mercatini dell’usato e quelli che non riusciamo a vendere diventano carta riciclata da usare in libreria, i libri non si buttano!

D. Voi siete dei veri e propri cacciatori culturali e offrite un grande servizio alle persone, ma siete un po’ messi da parte. Il comune di Roma, ad esempio, non fa molto…

R. È la stessa cosa che accade ai piccoli artigiani, c’è molto più interesse economico che ruota attorno alle grandi multinazionali e alle grandi distribuzioni. Io mi auguro che la cultura venga riqualificata, che si dia molta più importanza alle librerie specie a quelli indipendenti.

D. La gente compra ancora i libri?

R. Sì, direi abbastanza. C’è gente che compra tutti i giorni.
È bello vedere varie fasce di età comprare libri, ho venduto libri a bambini di 5 anni e a signore di 98.

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D. Perché un ragazzo di 31 come te si batte per mantenere questo spazio aperto anche se non è la sua principale fonte di reddito?

R. Oggi questo lavoro è una scelta di povertà! Per sopravvivere dobbiamo fare anche dei mercatini, partecipare a diversi eventi.
Ma a muovere il tutto è la passione per i libri. È anche una questione ‘politica’, io ritengo la cultura uno strumento sovversivo perché forma un pensiero critico. È un’arma contro l’ignoranza e ho sempre pensato che una qualche forma di rivoluzione deve prima partire dalla cultura.
Il rapporto umano che si crea all’interno di questo luogo non ha prezzo, qui non si ha fretta di comprare e andare via come nelle grandi librerie.
La gente si ferma a parlare di libri, di cultura. È un posto di ritrovo dove si ha uno scambio culturale, umano. La parte economica viene dopo, quello che contraddistingue le librerie indipendenti è la passione e la consapevolezza culturale.

Immagini di Pixabay

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