‘Racconti idioti’ di Alphonse Allais: il sorriso è una cosa seria

Il sorriso è sicuramente una componente molto importante nella vita dell’uomo. Sono tanti gli studiosi, dottori, scrittori e artisti che ne hanno fatto materia di approfondimento; ciononostante continuiamo a rimanere affascinati dai suoi benefici e dalle complicate regole che stanno alla base della sua formazione.

In questa sede non impareremo la complessa arte della risata (ahimè non rientra tra le mie competenze), assaporeremo, invece, la sua antica (ma non per questo vecchia) forma letteraria che porta la firma di Alphonse Allais.

Ho sempre nutrito qualche sospetto circa la comicità francese (non me ne voglia nessuno!!!), ma questa volta mi son dovuta ricredere.
Ho avuto, infatti, la fortuna di tenere tra le mani un libro molto particolare intitolato Racconti idioti dello scrittore appena citato sopra.

In libreria mostrava già nelle sue fattezze vintage qualcosa di accattivante e questo mi spinse a comprarlo senza indugi e a portarlo di corsa nella mia dimora.
Anche questa volta il mio fiuto da book hunter’ non mi ha tradito. Quello che è entrato in mio possesso è un vero e proprio tesoro e non soltanto per i contenuti bizzarri e originali, ma anche per la fattura dello stesso. Ma andiamo con ordine.

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Racconti idioti è una spiritosa raccolta di storielle di Allais che ha fatto ridere tutta la Francia e non solo. La mia versione italiana è edita da A. F. Formiggini Editore e poco fa parlavo di piccolo tesoro perché l’edizione che mi sono ritrovata a leggere è quella del 1930, con l’introduzione del critico d’arte, critico teatrale e traduttore italiano Enrico Piceni (Milano 1901 – 1986) e le illustrazioni del fumettista Bruno Angoletta (Belluno 1889 – Milano 1954). Non so ancora se ci sono versioni antecedenti a questa, purtroppo le informazioni a riguardo scarseggiano, cionondimeno l’edizione di Formiggini è comunque una vera scoperta!

Ma voi conoscevate già Allais? No?! Bene, allora prima di esplorare il mio piccolo rinvenimento, assimilate qualche breve informazione circa la sua figura.

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Alphonse Allais

Breve Bio

Alphonse Allais nasce a Honfleur nel 1854 e muore a Parigi nel 1905. Poche sono le cose che si sanno sul suo conto.
È stato un importante farmacista e biologo, ma la sua vera natura rivelava le sembianze del grande umorista. Natura che lo portò ben presto a scrivere numerose novelle, poesie e monologhi. L’impronta stilistica dello scrittore è tutta basata sulla teoria dell’assurdo e sullo humor cinico.
Ma Allais, eccentrico com’era, si dedicò anche alla poesia olorima caratterizzata dalla presenza della rima nella totalità dei versi grazie alla composizione di versi omofoni.

Ecco un esempio per capire meglio:

«Par les bois du djinn où s’entasse de l’effroi,
Parle et bois du gin ou cent tasses de lait froid.»

Molti critici e lettori sottolineavano, chi con entusiasmo chi con biasimo, come Allais fosse bravo a sciorinare parole su parole per raccontare un breve episodio, quello che insomma si potrebbe definire ‘allungare il brodo’ e, diciamoci la verità, tutti ne siamo stati artefici, specie da scolari sotto il giudizio di istitutori pedanti e privi di qualsiasi senso dell’umorismo.
Ma si sa, ci vuole bravura anche nell’essere prolissi senza noia e, per fortuna, lo scrittore in questo era maestro.

Il libro

Bene, ora che conosciamo un po’ meglio questo simpatico personaggio francese, concentriamoci sulla sua opera.

Il libro si compone di ben 28 capitoli o storielle ironiche, più la preziosa prefazione di Enrico Piceni. Ed è proprio dalla bislacca introduzione che si inizia a intuire tutto il potenziale comico e ironico dell’opera. Attraverso la trovata geniale del rimando, Piceni adatta una fantomatica Memoria letta all’Accademia Internazionale delle Scienze del 2209 dal prof. Adolphe Petherheim e, incredibile a dirsi, stenografata in anticipo dal signor Paul Acker. Ma facciamo un passo indietro.

Il signor Acker (Saverne 1874 – Thann 1915) è stato un giornalista e romanziere francese, nonché amico di Allais.
Nel libro Umore e commedia (1899) Acker elabora un quadro generale e fantasioso di molti dei suoi colleghi comici. In un capitolo completamente dedicato ad Alphonse Allais propone un originale ritratto dello scrittore mediante la forma di un ricordo letto all’Accademia internazionale delle scienze da Petherheim.

Piceni decide di fornire all’edizione di Racconti idioti del 1930, una prefazione fuori dal comune così come fuori dal comune è lo stesso libro.
Non sono i dettagli sulla vita reale di Allais che introducono la sua opera, bensì uno straordinario e futuristico reperto che racconta la vita altra dello scrittore, quella fatta di bislacche invenzioni e scoperte, quella fatta di humor e sarcasmo.
Un ritratto strampalato che il Piceni (non si sa bene come) ha scovato in Acker e che ha riadattato e tradotto sapientemente per incorniciare un libro che fa della stranezza e della comicità il fulcro centrale.

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E dopo l’introduzione squisitamente strampalata, le 28 storielle si susseguono una dopo l’altra con il solo scopo di divertire il fortunato lettore. I temi sono vari e imprevedibili: le proteste sulle condizioni termiche fatte da Mercurio dei Termometri, le notti bianche di un uomo che non sa dove mette la barba quando dorme, la formazione di una miniera di carne in conserva dopo un incendio in un bosco nel quale tutti gli animali morirono rosolati nel loro sugo e così via.

In ogni singola pagina emerge prepotente lo stile assurdo dello scrittore e questo si traduce in storie dalla struttura narrativa tradizionale volutamente abbandonata e da dialoghi serrati e privi di senso. Non mancano, inoltre, occasioni per dare sfogo a un cinismo particolarmente pungente:

«Sia per igiene che per diletto, io faccio del podismo ad oltranza. l’Ebreo Errante di cui voi fate un Dio non è, in mio confronto, che un poveretto afflitto da atassia locomotrice.»

[Capitano Cap in “intervista con un valoroso sportman”, pag. 200]

Il libro è uno di quelli da leggere tutto d’un fiato e questo grazie alla comicità grottesca di Allais. Ma non solo, è un libro bello da vedere nei suoi dettagli. Le pagine pergamenate gialle e scolorite danno quel sentore di comicità lontana che provoca risate dagli echi percepibili ancora oggi, il tutto adornato, come detto già sopra, dai disegni in miniatura di Angoletta che bene si amalgamano con i buffi racconti di Allais, aumentandone, se possibile, la comicità.

Curiosità

Alcuni personaggi narrati da Allais compaiono sovente tra le pagine dei suoi libri:

Captain Cap (vero nome Albert Capeyron), personaggio buffo e schietto.
Francisque Sarcey, critico letterario.
L’economista Paul Leroy-Baulieu del quale Alphonse Allais ridicolizzò le tesi in varie novelle dando l’impressione di lodarle.

In Racconti idioti è possibile trovare in nota le ricette di vari cocktail, molte delle quali fornite dal Capitano Cap.
Si fa anche cenno alla famosa bevanda Schweppes.

Due lavori di Allais sono diventati film francesi molto apprezzati dalla critica e dal pubblico: La legge del più furbo del 1958 diretto da Yves Robert e interpretato da Louis De Funès, Noëlle Adam e Moustache e The Blairau Case del 1932 diretto da Henry Wulschleger e interpretato da Bach, Alice Tissot e Charles Montel.

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Il consiglio

Il consiglio che vi lascio è quello di cercare una copia di Racconti idioti, prendervi del tempo per leggerlo e per sorriderne di gusto perché il sorriso è una cosa seria e, citando Sir Charlie Chaplin, un giorno senza sorriso è un giorno perso.

 

 

 

Immagini prese da Pixabay e prive di copyright

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